Stamattina, navigando su Internet, mi imbatto in questo esempio di pessimo giornalismo. (http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/01/09/lintervista-mai-fatta-a-beppe-grillo/?ref=rephpsp2)
Ora, tralascio i tempi e i modi della presunta intervista mancata. Non e’ mia intenzione difendere Grillo. Ma e’ impossibile non vedere che il mainstream, che sempre ha isolato Grillo bollandolo come un misto tra un santone new age e un manager che sfrutta la sua fama per scopi personali, ora ha fatto l’ennesimo passettino in questa direzione. Mi spiace che la cosa emerga dall’Espresso (online), una delle poche riviste che ancira si possa (poteva?) leggere, anche se con molle molto spesse.
Il signor Gilioli propone a Grillo un’intervista in cui non rivolge domande, ma di fatto lo obbliga ad annuire ai temi proposti dal giornalista. Le domande, secondo una tradizione pura di giornalismo, devono essere secche, brevi e concise, e non contenere dentro la risposta. Vediamo alcuni esempi:
- “Se non crede che grazie alla loro buona salute economica molti giornali possano fare anche ottime inchieste, e gliene elenco alcune di questo e di altri giornali. Gli faccio l’esempio di Mastella, su cui diversi giornali hanno fatto inchieste ampiamente riprese dallo stesso Grillo nel suo blog.”. Se una volta un giornale assolve al compito per cui e’ preposto, non si puo’ depenalizzargli tutte le volte a cui si e’ sottratto a tale compito.
- “Gli chiedo dunque se non pensa che sia sbagliato mettere sullo stesso piano i quotidiani di partito inesistenti che prendono soldi direttamente dallo Stato e i giornali veri - magari perfino utili al dibattito sociale e al controllo sulla politica - che hanno solo detrazioni postali e contributi per la carta.”. Se entrambi disinformano, si.
- “Gli chiedo se considera parte della casta anche quelle migliaia di giornalisti sottopagati e precari che ormai lavorano in gran parte delle redazioni.”. E il fattorino che porta il giornale a casa no?
- “Gli chiedo come può dire che tutti i giornalisti sono casta, visto che la grandissima parte di loro ha come unico privilegio il biglietto gratis ai musei, e per il resto si paga come tutti gli altri comuni mortali la casa, il cinema, il treno, l’autobus, il biglietto allo stadio e così via.”. Porca puttana, ‘casta’ non vuol dire che i giornalisti non si paghino i loro servizi, vuol dire che rientrano in un sistema che li avvolge e protegge a patto che svendano la liberta’ di informazione e, per contro, ‘mobba’ gli indipendenti. Come Gilioli, ad esempio.
Veniamo dunque alle conclusioni del pessimo Gilioli:
- “Grillo ha una paura fottuta del confronto. Sa che il suo linguaggio apocalittico e assertivo non ha niente a che vedere con lo scambio di idee e con il dibattere. E’ chiuso nel suo monologhismo.”. Ecco un buon esempio: mandi a Grillo domande faziose e capziose, non ti risponde e poi sbandieri il suo monologhismo.
- “Grillo ha una strategia di comunicazione basata sul vittimismo da censura.”. Vedi sopra.
- “Perfino Berlusconi - dopo i primi tempi in cui mandava le videocassette registrate ad Arcore - ha imparato a rispondere alle domande dei giornalisti.”. Beh, se le domande le pongono giornalisti come Gilioli, se fossi Berlusconi risponderei pure io.
Rinnovo la mia stima per Beppe Grillo, per non essere caduto nella trappolina semiseria di un giornalista di troppo.